Analisi della valenza percepita dell’intelligenza artificiale generativa sui social media e delle sue implicazioni sugli atteggiamenti e sugli usi dell’IA generativa tra i giovani adulti: un confronto transnazionale
Michael Chan, Jörg Matthes e Ljubiša Bojić
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0033
Obiettivo
L’adozione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa (IAG) sono cresciuti rapidamente tra i giovani adulti di tutto il mondo.Basandosi sulle teorie dell’adozione tecnologica e del legame atteggiamento-comportamento, questo studio indaga in che modo la valenza percepita dell’IA generativa sui social media modelli le intenzioni di utilizzo dell’IA generativa tra i giovani adulti in quattro società, analizzando al contempo il ruolo mediatore dell’utilità percepita e degli atteggiamenti generali.
Metodologia
Sono state condotte indagini transnazionali tra individui di età compresa tra i 18 e i 24 anni in quattro società: Austria, Serbia, Indonesia eHong Kong (Cina) (N = 2.144).
Risultati
Un’analisi di mediazione moderata ha rivelato che l’utilità percepita e gli atteggiamenti positivi verso l’IA generativa mediano significativamente la relazione tra la valenza percepita e l’intenzione di utilizzo, in linea con le aspettative teoriche. Tuttavia, la relazione diretta tra la valenza percepita e l’intenzione di utilizzo è risultata significativa solo in Indonesia e a Hong Kong,ma non in Austria e Serbia. Inoltre, l’influenza della valenza percepita sugli atteggiamenti positivi è più marcata nelle due società asiatiche rispetto a quelle europee.
Implicazioni pratiche/sociali
Questi risultati sottolineano il ruolo potenzialmente cruciale del contesto culturale nel modellare le percezioni e l’adozione dell’IA generativa da parte dei giovani. I risultati hanno importanti ripercussioni sullo sviluppo e la promozione delle tecnologie di IA generativa in contesti sociali e culturali differenti.
Originalità/valore
Questa ricerca transnazionale analizza contesti finora poco studiati nella letteratura sull’atteggiamento e sull’adozione dell’IA generativa.
Parole chiave: intelligenza artificiale generativa; adozione tecnologica; social media; giovani adulti; cultura
Traduttrice: 欧阳欣玥Ouyang Xinyue
Revisora: 李欣楠 Li Xinnan
«Questa tecnologia emergente è rivoluzionaria!»: esaminare l’enfasi mediatica sulla scienza quantistica nei media nazionali online degli Stati Uniti
Ming Wang e Ding Xu
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0009
Obiettivo
Sebbene numerosi studiosi abbiano espresso preoccupazione per l’enfasi mediatica relativa alle scienze e alle tecnologie emergenti, il concetto dell’enfasi mediatica rimane ancora poco sviluppato sul piano teorico. Il presente studio analizza la presenza delle diverse caratteristiche dell’enfasi mediatica, assumendo la scienza e la tecnologia quantistica come caso di studio.
Progettazione/metodologia/approccio
È stata condotta un’analisi del contenuto di 192 articoli online dedicati alla scienza quantistica, pubblicati nel 2022 e nel 2023 dalle principali testate giornalistiche nazionali statunitensi.
Risultati
I risultati mostrano che circa il 16% degli articoli sulla scienza quantistica risultava esagerato. Considerando le altre caratteristiche dell’enfasi mediatica, oltre tre quarti degli articoli non menzionano i potenziali rischi associati alla tecnologia quantistica, mentre quasi il 70% omette di evidenziarne la natura ancora incerta. Gli autori con una formazione scientifica tendono inoltre a fornire informazioni più approfondite rispetto agli autori privi di competenze specifiche in ambito scientifico. Sebbene tutti gli articoli caratterizzati da un’enfasi mediatica esagerata mettano in evidenza i benefici della tecnologia quantistica, meno di tre quarti degli articoli non esagerati fanno altrettanto.
Implicazioni pratiche
Lo studio dimostra che i media online tendono ad amplificare le aspettative nei confronti delle scienze e delle tecnologie emergenti, minimizzandone al contempo i potenziali rischi e le incertezze.
Implicazioni sociali
I risultati suggeriscono che i lettori delle notizie scientifiche dovrebbero mantenere un atteggiamento critico nei confronti dell’enfasi mediatica sulla scienza e sulla tecnologia nei media online, soprattutto per quanto riguarda la rappresentazione dei rischi e delle incertezze scientifiche. Inoltre, i lettori possono fare maggiore affidamento sugli autori specializzati in divulgazione scientifica, che forniscono informazioni più approfondite rispetto ai cronisti generalisti.
Originalità/valore
Lo studio apporta diversi contributi originali alla letteratura. In primo luogo, sistematizza il concetto di enfasi mediatica attraverso l’integrazione degli studi esistenti, proponendone sia una definizione ristretta sia una definizione più ampia. In secondo luogo, aggiorna e perfeziona il lessico relativo all’enfasi mediatica utilizzato nella letteratura precedente per la codifica della caratteristica di esagerazione nel presente studio. Infine, rappresenta il primo studio a offrire un’analisi approfondita della copertura giornalistica della scienza quantistica nei media online statunitensi.
Parole chiave: analisi del contenuto, notizie online, enfasi mediatica, comunicazione della scienza, tecnologie emergenti, scienza quantistica
Traduttrice: 李欣楠 Li Xinnan
Revisora: 杨烨 Yang Ye
Prospettive globali sulle scuse dei creatori di contenuti e sulle strategie di riparazione dell’immagine: implicazioni per la disinformazione sulle diverse piattaforme
Hyacinth Bangero , Madison Clatt, Jisha Jacob e Faiswal Kasirye
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0046
Obiettivo
Questo studio indaga in che modo i creatori di contenuti riparino la propria immagine pubblica dopo aver diffuso disinformazione involontariamente, analizzando come fattori geografici, professionali, di genere e di pubblico modellino le loro risposte strategiche.
Metodologia
Alla fine del 2024 sono state condotte interviste strutturate in profondità a 19 creatori di contenuti (da 1,3 mila a 1,1 milioni di follower) provenienti da 13 Paesi. I dati sono stati analizzati tramite l’approccio iterativo froneutico per identificare modelli di utilizzo delle strategie in diversi contesti globali e professionali.
Risultati
Sono state individuate quattro strategie di riparazione dell’immagine:azione correttiva, riduzione dell’offensività, mortificazione (scuse formali) ed elusione della responsabilità. I creatori del Nord Globale prediligono la trasparenza istituzionale e ritrattazioni strutturate, mentre quelli del Sud Globale ricorrono più spesso alla cancellazione dei contenuti e alla riflessione personale. I professionisti veterani privilegiano la costruzione della fiducia nel lungo periodo attraverso l’assunzione pubblica di responsabilità,mentre i novizi preferiscono la cancellazione immediata. Le creatrici tendono a ricorrere a scuse improntate alla trasparenza, mentre i creatori maschi adottano un approccio misto.Anche la dimensione del pubblico influenza la strategia: i creatori con un pubblico ridotto(1-10 mila follower) optano per la cancellazione dei contenuti,mentre quelli con oltre un milione di follower privilegiano chiarimenti volti a preservare una “traccia documentale oggettiva”.
Implicazioni
I risultati sottolineano il duplice ruolo dei creatori nella diffusione e nel contenimento della disinformazione, offrendo linee guida pratiche per la formazione dei creatori, la progettazione delle piattaforme e quadri di riferimento per una comunicazione etica che tengano conto delle disparità culturali e strutturali.
Originalità/valore
Questa ricerca apre la strada all’applicazione globale della Teoria della Riparazione dell’Immagine nella gestione della disinformazione da parte dei creatori, superando i quadri centrati sull’Occidente. Elabora una tipologia di strategie di riparazione sensibile al contesto e dimostra come le affordance delle piattaforme, la dimensione del pubblico e il divario tra Nord e Sud globale modellino le forme di assunzione pubblica di responsabilità online.
Parole chiave:creatori di contenuti globali; interviste approfondite; social media (in generale); disinformazione; riparazione dell’immagine
Traduttrice: 欧阳欣玥Ouyang Xinyue
Revisora: 李欣楠 Li Xinnan
Digi-morphism in un contesto di tolleranza sociale in evoluzione: analisi dell’influencer virtuale Maaya Pappaya nell’InstaSphere pakistano
Maliha Ameen, Inam Ullah Taj e Syed Muhammad Hassan Zaidi
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0015
Obiettivo
Il presente studio analizza Maaya Pappaya, la prima influencer virtuale del Pakistan, al fine di comprendere come le identità digitali, la visibilità algoritmica e l’agenzia postumana si intersechino all’interno della cultura dei social media pakistana in rapida evoluzione. Concentrandosi sul discorso linguistico di Maaya, l’autorappresentazione visiva e la performance digitale orientata al consumo, la ricerca indaga in che modo gli influencer virtuali partecipino alla definizione delle norme culturali, delle identità di genere e del desiderio condizionato dagli algoritmi.
Progettazione/metodologia/approccio
Un dataset di Instagram basato su campionamento intenzionale è stato analizzato tramite analisi critica del discorso e lettura semiotica, integrando il postumanesimo, il femminismo postcoloniale e la teoria del panottico per esaminare la costruzione dell’identità digitale di Maaya.
Risultati
Il linguaggio di genere, l’estetica globale e il branding consumeristico di Maaya riflettono un allineamento strategico con la cultura degli influencer; al contempo, i commenti dei follower e la visibilità algoritmica rivelano un’identità digitale ibrida modellata dal distanziamento culturale, dalle logiche di sorveglianza e dalle aspirazioni guidate dal mercato.
Implicazioni pratiche
Lo studio fornisce indicazioni a operatori dei media digitali, professionisti del marketing e ricercatori per l’analisi degli influencer virtuali nei mercati emergenti. Lo studio evidenzia come la visibilità algoritmica, le scelte linguistiche e l’estetica visiva modellino la percezione del pubblico, le scelte di branding e la costruzione identitaria all’interno dell’economia digitale dell’Asia meridionale.
Implicazioni sociali
La ricerca dimostra in che modo gli influencer virtuali modellino e contestino le narrazioni pakistane relative al genere, alla modernità e alla cultura del consumo.
Originalità/Valore
Si tratta del primo studio accademico che contribuisce alla crescente letteratura scientifica sulle identità sintetiche, illustrando come gli influencer virtuali incarnino contemporaneamente estetiche globalizzate e negozino i confini socio-culturali locali.
Parole chiave: maaya pappaya; identità digitale; autorappresentazione pixelata; iconoclasmo; panopticon e sorveglianza; influencer virtuale pakistano
Traduttrice: 欧阳欣玥Ouyang Xinyue
Revisora: 杨烨 Yang Ye
Ottenere fiducia, seminare dubbi: il duplice impiego della retorica scientifica nella comunicazione climatica su YouTube in Sudafrica
Rodrigo de Oliveira Andrade,Luana Cruz,Thaiane Oliveira,Marina Joubert e Luisa Massarani
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0062
Obiettivo
Questo studio si propone di indagare le dinamiche della comunicazione sul cambiamento climatico e della misinformazione e disinformazione climatica su YouTube in Sudafrica.
Metodologia
A partire da un corpus iniziale di 5.685 video, abbiamo combinato l’analisi del contenuto e l’analisi tematica mediante un approccio quali-quantitativo per esaminare 46 video prodotti da canali sudafricani nel 2023, un anno caratterizzato da eventi climatici senza precedenti nel Paese.
Risultati
I risultati evidenziano una predominanza di video caratterizzati da uno stile giornalistico, molti dei quali prodotti da testate giornalistiche mainstream per la trasmissione televisiva. La maggior parte di essi ricorreva ad argomentazioni di carattere scientifico per comunicare temi legati al cambiamento climatico, presentando gli scienziati come principali fonti di informazione. Analizzando le modalità attraverso cui la misinformazione e la disinformazione si manifestano nel corpus esaminato, abbiamo osservato che anche i video falsi o fuorvianti fanno ricorso alla retorica scientifica, utilizzandola tuttavia per promuovere narrazioni negazioniste e alimentare dubbi sull’influenza delle attività umane sul cambiamento climatico.
Implicazioni pratiche
I risultati suggeriscono che giornalisti, comunicatori della scienza e ricercatori in Sudafrica potrebbero trarre notevoli benefici dalla produzione di video basati su evidenze scientifiche e progettati specificamente per YouTube, integrando funzionalità interattive capaci di coinvolgere in modo più efficace pubblici eterogenei. I video sul cambiamento climatico realizzati appositamente per le piattaforme digitali tendono infatti ad attrarre un pubblico più ampio e a generare livelli più elevati di coinvolgimento del pubblico.
Implicazioni sociali
Il presente studio contribuisce a una comprensione più approfondita delle dinamiche della comunicazione climatica e della misinformazione e disinformazione su YouTube in Sudafrica, mostrando come l’ecosistema comunicativo del Paese sia caratterizzato da un dibattito pubblico fortemente incentrato sulla razionalità, nel quale i video — compresi quelli fuorvianti — si fondano prevalentemente su spiegazioni scientifiche piuttosto che su appelli emotivi. Tale risultato evidenzia come la retorica scientifica venga mobilitata nei contenuti relativi al cambiamento climatico su YouTube in Sudafrica per costruire credibilità e rafforzare la fiducia del pubblico, sia nella comunicazione di informazioni accurate e fondate sulla scienza, sia nel promuovere dubbi riguardo alla crisi climatica. I risultati mettono inoltre in luce come gli attori antisistemici si riapproprino del capitale scientifico per acquisire legittimità sia presso i propri pari sia nella sfera pubblica, all'interno di un più ampio contesto di crisi epistemica.
Originalità/valore
Per quanto ne sappiamo, nessuna ricerca precedente ha esaminato la circolazione dei contenuti relativi al cambiamento climatico su YouTube in Sudafrica, né ha analizzato le dinamiche di produzione e diffusione della misinformazione e della disinformazione climatica basandosi su un corpus di video di tale ampiezza.
Parole chiave: cambiamento climatico, comunicazione climatica, disinformazione, YouTube, Sudafrica
Traduttrice: 杨烨 Yang Ye
Revisora: 李欣楠 Li Xinnan
Rinegoziare l’identità nazionale in uno spazio sinofono globale: uno studio sugli utenti malesi di origine cinese di Xiaohongshu (Rednote)
Hui Yan Chew
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0054
Obiettivo
Questo studio analizza Xiaohongshu (XHS) come enclave digitale sinofona della comunità malese di origine cinese. Lo studio esamina il modo in cui gli utenti negoziano la propria identità attraverso l’essenzialismo strategico (strategic essentialism), analizza la rappresentazione digitale del patrimonio culturale malese ed esplora le interazioni interculturali tra gli utenti malesi e il «centro» della Cina continentale.
Progettazione/metodologia/approccio
Adottando un disegno di ricerca a prevalente orientamento qualitativo, lo studio si avvale di un’analisi del contenuto digitale relativa a tre casi di studio ad alto livello di engagement su Xiaohongshu. Attraverso una lettura approfondita delle narrazioni visive e delle discussioni nei commenti degli utenti, la ricerca individua forme di ibridazione linguistica e mutamenti nelle dinamiche dell’autorità culturale, privilegiando la profondità interpretativa rispetto alla descrizione statistica per esplorare le modalità di costruzione performativa dell’identità.
Risultati
I risultati evidenziano un processo di riflessione culturale transnazionale nel quale gli «outsider» della Cina continentale inquadrano il patrimonio culturale malese attraverso una prospettiva nostalgica, considerando la periferia come custode di valori ritenuti «autentici». Tuttavia, gli utenti malesi di origine cinese non assumono un ruolo passivo, bensì partecipano attivamente alla salvaguardia culturale, rivendicando la propria autorità sulle pratiche culturali ibride. Correggendo interpretazioni errate riguardanti tradizioni multietniche e profondamente radicate nel contesto locale, gli utenti si allontanano da una prospettiva diasporica per orientarsi verso una protezione strategica della propria identità. Tali interazioni confermano l’ibridità della comunità come un’evoluzione dell’esperienza sinofona di rilevanza globale, rafforzando un senso di appartenenza nazionale distinto rispetto a un’identità globale omogeneizzata.
Implicazioni pratiche
Lo studio riconfigura il dibattito su Xiaohongshu, spostandone l’attenzione dalle funzioni commerciali ai processi di negoziazione identitaria. Le ricerche future dovrebbero applicare questo quadro analitico a piattaforme quali Douyin o TikTok ed esplorare il modo in cui gruppi etnici non sinofoni si confrontano con l’infrastruttura digitale cinese, al fine di chiarirne l’impatto più ampio sui contesti multietnici globali e sui processi di integrazione transnazionale.
Implicazioni sociali
Xiaohongshu configura uno spazio linguistico peculiare che filtra le interazioni sociali attraverso la competenza alfabetica in lingua mandarino. Ciò suggerisce una trasformazione del panorama digitale del Sud-est asiatico, nel quale spazi curati algoritmicamente consentono ai gruppi minoritari di aggirare le reti sociali tradizionali a favore di una «appartenenza selettivamente costruita» (curated belonging), coerente con le proprie radici etniche e con la propria identità ibrida.
Originalità/valore
Questa ricerca colma una lacuna nella letteratura scientifica spostando l’attenzione dai modelli di consumo alle dinamiche della politica dell’identità. Essa teorizza inoltre lo «sguardo riflessivo periferia-centro» (peripheral-central reflective gaze) come meccanismo di flusso culturale inverso, proponendo un solido quadro interpretativo per comprendere come le interazioni digitali intraetniche contribuiscano alla formazione delle soggettività contemporanee all’interno della diaspora.
Parole chiave: politica dell’identità, malesi di origine cinese, Rednote, teoria della sinofonia, essenzialismo strategico, Xiaohongshu (XHS)
Traduttrice: 杨烨 Yang Ye
Revisora: 李欣楠 Li Xinnan
Vite connesse: smartphone, legami familiari e dataveglianza tra i rifugiati siriani in Grecia
Iossif Konstantinou
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0047
Obiettivo
Le popolazioni costrette alla migrazione forzata fanno spesso affidamento sulle tecnologie digitali per mantenere i legami familiari in condizioni di precarietà. Il presente studio esamina il modo in cui le famiglie siriane residenti nel campo profughi di Eleonas (Atene, 2019–2020) hanno utilizzato gli smartphone per mantenere il ruolo genitoriale e l’intimità coniugale, confrontandosi al contempo con la duplice sfida rappresentata dalle barriere infrastrutturali e dalla dataveglianza mediata dallo Stato.
Progettazione/metodologia
Basandosi su una ricerca etnografica e su interviste in profondità, il presente contributo analizza le pratiche digitali dei rifugiati, comprese le strategie di autocensura (ad esempio, la limitazione delle videochiamate e la modifica dei profili sui social media) e gli usi innovativi di piattaforme quali WhatsApp e Facebook per far fronte alla condizione di sfollamento forzato.
Risultati
Gli smartphone si sono rivelati strumenti fondamentali per superare la precarietà informativa e favorire forme di copresenza a distanza. Nonostante la sorveglianza esercitata dal regime di al-Assad, i rifugiati hanno adattato le proprie pratiche di comunicazione digitale al fine di preservare i legami familiari, ridefinendo l’intimità familiare attraverso la condivisione di esperienze, fotografie e messaggistica digitale.
Implicazioni pratiche
Lo studio evidenzia la necessità che le organizzazioni umanitarie affrontino le vulnerabilità digitali (ad esempio, i rischi connessi alla sorveglianza), sfruttando al contempo il potenziale delle tecnologie mobili per sostenere la connettività dei rifugiati e il loro accesso a informazioni essenziali.
Implicazioni sociali
La coesistenza digitale consente alle famiglie sfollate di ricostruire un senso di familiarità oltre i confini nazionali, mettendo in discussione le concezioni tradizionali della prossimità e della cura. Tuttavia, le disuguaglianze nell’accesso alle tecnologie digitali e la sorveglianza contribuiscono ad aggravare la condizione di precarietà dei gruppi maggiormente emarginati.
Originalità/valore
Questa ricerca contribuisce alla letteratura sulla migrazione forzata e sui media digitali ponendo al centro l’agency dei rifugiati nella gestione delle tensioni tra connettività e controllo. Essa introduce inoltre il concetto di «vita nei media» (life in media) per descrivere il modo in cui i legami familiari vengono riconfigurati attraverso le pratiche digitali della vita quotidiana.
Parole chiave: social media, smartphone, interviste in profondità, precarietà, coesistenza digitale, famiglie di rifugiati
Traduttrice: 杨烨 Yang Ye
Revisora: 李欣楠 Li Xinnan
Attivismo online contro le aggressioni razziali verso gli asiatico-americani negli Stati Uniti durante la pandemia di COVID-19
Fangzhu Lu e Wenshan Jia
https://doi.org/10.1515/omgc-2025-0057
Obiettivo
Lo studio analizza il modo in cui le organizzazioni di difesa dei diritti della comunità asiatico-americana hanno mobilitato l’attivismo sui social media attraverso le piattaforme X e Instagram, impiegando strategie retoriche e inquadramento discorsivo per contrastare le aggressioni razziali emerse durante la pandemia di COVID-19. La ricerca contribuisce alla letteratura sull’attivismo digitale esaminando come tali organizzazioni impieghino strategie specifiche per piattaforma e framing narrativi al fine di attirare l’attenzione pubblica e contrastare le aggressioni razziali online nei confronti degli asiatico-americani.
Metodologia
Lo studio adotta un’analisi qualitativa del contenuto dei post sui social media pubblicati da sei organizzazioni di difesa dei diritti degli asiatico-americani, comprendenti tre account su X (WashTheHate, Chinese for Affirmative Action e Asian Americans Advancing Justice) e tre account su Instagram (Stop AAPI Hate, Stop Asian Hate e Advancing Justice: AAJC). L’analisi si concentra sulle strategie retoriche, sulle risorse simboliche e sulle modalità di costruzione narrativa impiegate da tali organizzazioni per contrastare il razzismo anti-asiatico.
Risultati
I risultati evidenziano che queste organizzazioni hanno impiegato in modo strategico framing basati sull’identità, l’amplificazione della minaccia e narrazioni orientate alla mobilitazione per contrastare i discorsi razzializzati e rafforzare la solidarietà all’interno della comunità. Le narrazioni visive diffuse su Instagram e il discorso in tempo reale sviluppato su X hanno svolto funzioni differenti ma complementari nell’ambito del più ampio movimento antirazzista. Rispetto ai media tradizionali, i social media hanno creato spazi per un coinvolgimento più inclusivo e maggiormente orientato alla comunità.
Implicazioni pratiche
Lo studio offre indicazioni utili alle organizzazioni di difesa delle minoranze su come utilizzare efficacemente i social media per contrastare le discriminazioni, mobilitare il sostegno dell’opinione pubblica e promuovere la solidarietà digitale nei periodi di crisi.
Implicazioni sociali
La ricerca evidenzia il ruolo della mobilitazione digitale dal basso nel contrastare il razzismo sistemico, nel rafforzare le alleanze multirazziali e nel promuovere la partecipazione democratica da parte di gruppi storicamente emarginati.
Originalità/Valore
Diversamente dagli studi precedenti, prevalentemente incentrati sulla rappresentazione mediatica degli asiatico-americani, questa ricerca mette in luce la capacità di azione proattiva delle comunità sino-americane nell’utilizzare i social media come strumento per la difesa dei diritti, la partecipazione pubblica e la ricostruzione delle narrazioni durante un periodo caratterizzato da forti tensioni politiche e sociali.
Parole chiave:Stati Uniti, studio di caso, social media, asiatico-americani, X, Instagram
Traduttrice: 李欣楠 Li Xinnan
Revisora: 杨烨 Yang Ye
Una rassegna della ricerca sulla comunicazione digitale in Indonesia (2020–2025)
Dorien Kartikawangi
https://doi.org/10.1515/omgc-2026-0026
Il presente articolo propone una rassegna tematica qualitativa della ricerca sulla comunicazione digitale in Indonesia, guidata dalle linee guida PRISMA. L’analisi si basa su un corpus delimitato di 51 articoli pubblicati tra il 2020 e il 2025 in cinque riviste nazionali di comunicazione accreditate nella categoria SINTA 2. Lo studio si interroga sui temi, sui metodi, sulle piattaforme e sulle possibilità concettuali specifiche del contesto indonesiano che strutturano questo corpus di ricerca, nonché sulle ragioni per cui questo corpus indicizzato a livello nazionale risulti rilevante per la ricerca internazionale sulla comunicazione digitale. La rassegna evidenzia che la ricerca indonesiana si articola attorno a cinque formazioni tematiche radicate nel contesto nazionale: gli usi vernacolari delle piattaforme nella vita digitale quotidiana indonesiana; il giornalismo piattaformizzato e la visibilità delle questioni pubbliche negli ecosistemi informativi del Paese; la visibilità istituzionale e la comunicazione strategica negli spazi pubblici mediati dalle piattaforme indonesiane; l’alfabetizzazione digitale e l’etica come pratiche pedagogiche rivolte al pubblico; la disinformazione e i processi di verifica nei fragili contesti epistemici indonesiani. Tali temi non costituiscono una semplice riproduzione, in ambito indonesiano, delle linee di ricerca occidentali sui media digitali. Essi emergono, piuttosto, da uno specifico contesto comunicativo, modellato da dibattiti accademici in lingua indonesiana, dall’infrastruttura delle riviste accreditate a livello nazionale, da livelli disomogenei di alfabetizzazione digitale, dalla forte dipendenza dalle piattaforme globali, dalla ricorrente preoccupazione del pubblico per la diffusione delle bufale e dalla necessità per istituzioni, giornalisti, creatori di contenuti e cittadini, di negoziare la propria credibilità all’interno di una società sempre più piattaformizzata. L’articolo sostiene che la ricerca indonesiana sulla comunicazione digitale arricchisca il più ampio panorama degli studi internazionali, mostrando come le logiche delle piattaforme globali vengano domesticate attraverso norme comunicative locali, processi di legittimazione istituzionale, forme di pedagogia pubblica correttiva e modalità ibride di autorità nella verifica delle informazioni.
Parole chiave:comunicazione digitale, media digitali, Indonesia, riviste SINTA 2, ricerca sulla comunicazione, piattaformizzazione
Traduttrice: 李欣楠 Li Xinnan
Revisora: 杨烨 Yang Ye
